È stato dimostrato per la prima volta che la vaccinazione antinfluenzale non determina alcun effetto avverso quando viene somministrata a pazienti con  sarcoidosi, inducendo una risposta immunologica identica a quella di soggetti sani di controllo. Il dato proviene da una ricerca condotta in collaborazione tra alcuni istituti virologici iraniani e due università statunitensi (di Stanford, e del Maryland, a Baltimora), sotto il coordinamento di Sasan Tavana, dell'università di Scienze mediche di Teheran. Questa verifica era importante in quanto si ritiene che la malattia granulomatosa sia connessa a una disregolazione del sistema immunitario; i pazienti, infatti, reagiscono in modo differente a vari antigeni. Inoltre, nonostante la somministrazione di anti-Flu fosse sempre stata raccomandata in questi soggetti, non si erano ancora verificate l'efficacia e la sicurezza del vaccino. Sono stati dunque selezionati 23 casi e 26 controlli, con titolazione degli anticorpi contro gli antigeni virali H1N1, H3N2 e B, eseguita subito prima e 1 mese dopo la somministrazione. I pazienti sono poi stati seguiti per 6 mesi allo scopo di accertare la sicurezza del vaccino. Il dato più rilevante è che la risposta sierologica e l'ampiezza delle modificazioni nei titoli anticorpali contro gli antigeni del vaccino ant-Flu sono risultate sovrapponibili nei due gruppi. Sono poi emersi altri dati di un certo interesse: le donne, rispetto agli uomini, hanno mostrato una risposta sierologica migliore nei confronti dell'antigene B; la calciuria 24 ore è apparsa associata alla risposta anticorpale contro gli antigeni H1N1 e H3N2; l'enzima sierico convertitore dell'angiotensina è risultato correlato negativamente con la risposta anticorpale contro l'antigene B; un elevato volume residuo è apparso associato a minori innalzamenti del titolo anticorpale anti-H3N2.

Influenza Other Respi Viruses, 2011 Sep 28. [Epub ahead of print]



Tra i soggetti di et? superiore a 60 anni residenti in comunit? e immunocompetenti, il vaccino contro l'herpes zoster riduce l'incidenza della malattia. Il rischio diminuisce in tutte le fasce d'et? e anche nelle persone con malattie croniche. Sono questi i positivi dati "sul campo" (non, cio?, ottenuti in condizioni ideali) ricavati da oltre 75mila persone vaccinate in California del Sud, messe a confronto con oltre 227mila soggetti non vaccinati. I risultati dello studio retrospettivo di coorte, effettuato da Hung Fu Tseng del dipartimento di Ricerca e valutazione del Kaiser permanente di Pasadena, dimostrano che non ci sono sostanziali pericoli di sviluppo di malattia negli anziani vaccinati. Infatti, i casi di herpes zoster tra gli individui vaccinati sono stati 828 su 130.415 persone-anno (6,4 per 1.000 persone-anno), mentre nei non vaccinati sono stati 4.606 su 355.659 persone-anno (13,0 per 1.000 persone-anno). A un'analisi aggiustata, la vaccinazione ? risultata associata a un ridotto rischio di herpes zoster (rapporto di rischio, Hr: 0,45); tale riduzione si ? manifestata in tutte le classi di et? e in tutti i pazienti con malattie croniche. Anche i casi di herpes zoster oftalmico o le ospedalizzazioni per questa patologia sono apparse meno frequenti nei soggetti vaccinati.

JAMA 2011;305(2):160-6


La vaccinazione dei bambini contro il rotavirus, introdotta negli Stati uniti nel 2006, ha comportato una drastica riduzione dei ricoveri in ospedale per gastroenterite acuta nel corso della stagione 2008. La buona notizia ? frutto di un'analisi condotta da Aaron Curns del National center for immunization and respiratory diseases di Atlanta (Stati uniti) e collaboratori, sui dati relativi alle dimissioni ospedaliere di 18 stati americani, pari a circa il 49% della popolazione statunitense: i ricoveri per gastroenterite acuta riguardano i bambini di et? inferiore a 5 anni, suddivisi in otto fasce d'et?, e sono stati confrontati con i dati sulle ospedalizzazioni per gastroenterite acuta del periodo 2000-2006, antecedente l'introduzione del vaccino. Si ? cos? verificato che, rispetto alla mediana delle stagioni 2000-2006, periodo in cui sono stati calcolati 101,1 ricoveri ogni 10.000 bambini, nel 2007 e nel 2008 si ? registrata una riduzione, nell'ordine, del 16% e del 45% dei tassi di ospedalizzazione per la malattia (85,5 e 55,5 ricoveri ogni 10.000 bambini, rispettivamente, nel 2007 e nel 2008). Il beneficio del vaccino Rv5 (costituito da cinque sierotipi di ceppo di rotavirus vivo), al quale la ricerca fa riferimento, si apprezza anche esaminando i tassi di ospedalizzazione per fascia d'et?. Sempre rispetto alla mediana 2000-2006, infatti, si ? rilevata una riduzione del 28% e del 50% dei ricoveri nei bambini, rispettivamente, di 0-2 mesi e 6-23 mesi. La riduzione, infine, si ? attestata sul 42% e sul 45% nei soggetti, rispettivamente, con un'et? di 3-5 mesi e di 24-59 mesi.

The Journal of Infectious Diseases, 2010; 201:1617-24


I vaccini profilattici contro il papillomavirus umano (Hpv) sono sicuri, ben tollerati e di notevole efficacia nel prevenire, nelle giovani donne, la persistenza dell'infezione e le malattie cervicali associate ai tipi virali presenti nei vaccini. Servono per? ulteriori studi che ne confermino efficacia e sicurezza nel lungo termine. Sono questi i risultati di una metanalisi e revisione sistematica - condotta da Xavier Castellsague, dell'Istituto catalano di oncologia, a Barcellona, e colleghi - che ha preso in considerazione sette trial controllati e randomizzati, per un totale di 44.142 donne. Nelle popolazioni per protocollo (Ppp) ? stato evidenziato un rischio relativo (Rr) fixed-effect pari a 0,04 e 0,10, rispettivamente, per le lesioni Cin2+ correlate a Hpv-16 e a Hpv-18. Nella popolazione intention-to-treat (Itt) il corrispondente Rr si ? attestato su 0,47 e 0,16. L'efficacia contro le lesioni Cin1+ ? risultata simile in proporzione a favore del vaccino. Globalmente i vaccini si sono dimostrati altamente efficaci nei confronti della persistenza a 6 mesi delle infezioni da Hpv 16 e 18, sia nella coorte Ppp (Rr: 0,06 e 0,05) sia nelle coorti Itt (Rr: 0,15 e 0,24). ? apparso limitato l'effetto profilattico contro Cin2+ e le infezioni persistenti dopo sei mesi associate ai tipi di Hpv oncogeni non-vaccinali. Non si sono evidenziate differenze significative tra i gruppi sottoposti a vaccinazione e i gruppi di controllo per quanto riguarda Il rischio di eventi avversi gravi (Rr: 1,0) o eventi avversi gravi correlati al vaccino (Rr: 1,82).

BMC Infect Dis, 2011; 11(1):13


La batteriemia da Campylobacter ? una condizione poco comune che ? eminentemente ristretta ai pazienti immunocompromessi. Il Campylobacter rimane un raro agente causale di batteriemia, e quando ? presente le sue manifestazioni cliniche mancano di specificit?. La maggior parte dei pazienti immunocompromessi che ne sono affetti sono portatori di epatopatie. La prescrizione clinica di cefalosporine di terza generazione e fluorochinoloni, farmaci ampiamente impiegati in questa particolare popolazione di pazienti immunocompromessi con febbre, sembra essere deleteria per? nel trattamento dei pazienti con batteriemia da Campylobacter. (Clin Infect Dis 2008; 47: 790-6)


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