Se calcio e calcifediolo non migliorano la densità minerale ossea (Bmd) nei giovani pazienti con fibrosi cistica (Fc) si può usare l'alendronato, un farmaco della classe dei bisfosfonati in grado di incrementare la Bmd in bambini e adolescenti malati di Fc. Ecco i risultati del primo studio randomizzato volto a verificare l'efficacia del trattamento anti osteoporosi nei giovani con Fc, pubblicato online su The Lancet Respiratory Medicine. «Il miglioramento delle cure ha aumentato l'aspettativa di vita dei malati di Fc evidenziando complicanze a lungo termine come l'osteoporosi e le fratture ossee» dice Maria Luisa Bianchi, ricercatrice del Centro malattie metaboliche ossee dell'Istituto Auxologico Italiano di Milano, nonché coordinatrice dello studio. I trattamenti calciovitaminici non sempre mantengono la normale densità ossea nei giovani con Fc, e i bisfosfonati, seppure raccomandati nei malati adulti, non erano mai stati finora testati in bambini e adolescenti. Così Bianchi e colleghi con la collaborazione di 10 centri italiani hanno arruolato 171 pazienti tra 5 e 30 anni con Fc e bassa Bmd in uno studio a due fasi. La prima era un trial osservazionale open-label di 12 mesi sugli effetti del trattamento con calcio e calcifediolo. La seconda fase era uno studio di altri 12 mesi in doppio cieco randomizzato, controllato con placebo e a gruppi paralleli, su efficacia e sicurezza di alendronato orale somministrato ai pazienti in cui la Bmd dopo la cura calciovitaminica era aumentata meno del 5 per cento. Calcio e calcifediolo hanno alzato la Bmd in un quarto dei casi, mentre l'alendronato lo ha fatto nel 16,3% dei malati refrattari all'altra terapia contro il 3,1% del gruppo placebo. Conclude Bianchi: «I bisfosfonati possono essere usati con prudenza nei giovani con FC, e solo quando calcio e vitamina D hanno fallito». In un editoriale di commento Jacquot Jacky dell'Istituto Nazionale francese di Salute e Ricerca Medica dice: "L'alta prevalenza di osteopenia suggerisce un'attenta valutazione della Bmd in bambini e adolescenti malati di FC, mirata a un trattamento precoce delle complicanze ossee. Servono comunque ulteriori studi per valutare gli effetti a lungo termine della terapia con bisfosfonati nei giovani pazienti».

Lancet resp med online June 2, 2013. doi.org/10.1016/S2213-2600(13)70064-X



Nei pazienti affetti da grave Bpco può essere riconosciuto un decadimento cognitivo, ma la rilevanza clinica del deficit funzionale non è ben definita, anche se si può associare alla gravità della patologia respiratoria. Pertanto sarà opportuno che in futuro gli studi si concentrino sulle conseguenze di questi deficit sulla vita quotidiana dei pazienti, valutando se le soluzioni assistenziali basate su un alto livello di autocura non necessitino dell'introduzione di supporti speciali. Sono le considerazioni conclusive che un gruppo di studiosi danesi, guidati da Lone Schou dell'Ospedale universitario Frederiksberg di Copenhagen, hanno tratto al termine di una revisione sistematica di 15 studi condotti su un totale di 655 pazienti affetti da Bpco e 394 soggetti controllo. Come criteri di inclusione nella selezione erano stati previsti l'esecuzione di una batteria di test neuropsicologici e la valutazione della gravità della Bpco. Le funzioni cognitive sono risultate ridotte nel gruppo Bpco rispetto ai controlli sani, ma il livello di performance è apparso migliore rispetto a quello di pazienti con malattia di Alzheimer. Si è notata un'associazione significativa tra gravità della Bpco (valutata tramite test di funzione polmonare ed emogasanalisi) e deficit cognitivo, ma soltanto nei pazienti con grave Bpco.

Respir Med, 2012 May 11. [Epub ahead of print]



I pazienti con danno acuto polmonare non traggono benefici dalla supplementazione quotidiana di antiossidanti, acido gamma-linolenico e acidi grassi Omega-3 che, anzi, potrebbero essere addirittura dannosi. È il risultato dello studio Omega, un trial clinico multicentrico randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, condotto in pazienti con danno acuto polmonare che avevano richiesto il ricorso alla ventilazione meccanica e alla nutrizione enterale. Il trial, svolto da Todd W. Rice, della Vanderbilt university school of Medicine di Nashville (Usa) e colleghi, ha confrontato un regime standard di nutrizione enterale con un regime che prevedeva l'aggiunta di acidi grassi polinsaturi n-3, acido gamma-linolenico e antiossidanti. Lo studio è stato interrotto anticipatamente: dopo 28 giorni, il regime nutrizionale addizionato, infatti, è risultato peggiore su tutti gli outcome misurati. I pazienti nel braccio di trattamento necessitavano per un maggior numero di giorni del ventilatore (+3,2 giorni) e di cure intensive (+2,7) oltre a presentare una mortalità maggiore a 60 giorni (25,1% vs 17,6% nei controlli).

JAMA. 2011 Oct 12; 306(14):1574-81



La produzione di 27-idrossicolesterolo (27-Ohc) risulta aumentata nelle vie aeree dei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e potrebbe essere coinvolta nella patogenesi della malattia. La scoperta, e l'ipotesi, giungono dal gruppo di Takashi Kikuchi, dell'università di Wakayama (Giappone). In recenti studi il 27-Ohc si era dimostrato in grado di provocare infiammazione e apoptosi in vari tipi cellulari, e ora si voleva verificarne un eventuale coinvolgimento nella fibrosi. L'équipe ha raccolto tessuto polmonare da 6 controlli e da 6 pazienti con Bpco, e campioni di espettorato da 11 soggetti sani e da 15 pazienti con Bpco. L'espressione della sterolo 27-idrossilasi è stata indagata nei tessuti polmonari per via immunoistochimica, mentre la quantità di 27-Ohc nell'espettorato è stata quantificata mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa. Inoltre, dato che la fibrosi peribronchiale nelle vie aeree periferiche è coinvolta nella limitazione funzionale della Bpco, sono stati studiati gli effetti pro-fibrotici in vitro del 27-Ohc. L'espressione della sterolo-27-idrossilasi è apparsa significativamente aumentata nei tessuti polmonari dei pazienti con Bpco rispetto ai controlli. Anche la quantità di 27-Ohc nell'espettorato è risultata significativamente aumentata nei pazienti con Bpco e il grado di produzione di 27-Ohc si è rivelata correlata in modo inverso con la funzione polmonare. Il 27-Ohc, infine, ha fatto aumentare la differenziazione di fibroblasti polmonari in miofibroblasti e la produzione di proteine della matrice extracellulare.

Chest, 2012 Jan 26. [Epub ahead of print]



Si conferma anche nella popolazione italiana che i pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) presentano un'associazione accentuata di diagnosi di malattie cardiovascolari (Cvd). In particolare, la fascia d'età in cui la presenza simultanea di Bpco e Cvd appare massima è quella che va dai 35 ai 54 anni, mentre nei gruppi di età successivi si ha una significativa diminuzione. L'associazione con le Cvd si riscontra anche negli asmatici, ma in misura molto inferiore. Sono questi i dati salienti di un ampio studio retrospettivo trasversale coordinato da Mario Cazzola, dell'università Tor Vergata di Roma, e condotto sulla scorta delle informazioni contenute nell'archivio dati Health search - relativo a circa l'1,5% della popolazione totale italiana - creato e gestito da medici di famiglia appartenenti alla Simg (Società italiana di medicina generale). Alla fine del 2009, risultavano registrati nel database 690.489 individui di età superiore ai 34 anni (quelli di età inferiore sono stati esclusi perché con un rischio di Bpco non rilevante). Il 3,66% (n= 25.821) e il 5,76% (n=39.741) del totale aveva ricevuto, rispettivamente, una diagnosi di Bpco e asma secondo i criteri Icd-9-Cm. Nell'ambito delle varie Cvd, la Bpco è risultata significativamente associata a un'aumentata probabilità di diagnosi di ipertensione; un dato analogo si è rilevato tra gli asmatici, ma con minore intensità. Sia nel caso della Bpco sia in quello dell'asma, inoltre, non si sono rilevate differenze di genere relative all'associazione con tutte le Cvd, fatta eccezione per angina pectoris e coronaropatia, in cui l'odds ratio era superiore nelle donne rispetto agli uomini. Tra i pazienti con Bpco, infine, il cluster 35-44 anni ha determinato il più alto odds ratio per angina, coronaropatia, scompenso cardiaco e malattia cerebrovascolare, mentre tra i 45 e i 54 anni la correlazione più elevata è stata con l'infarto miocardico, acuto o pregresso. Respir Med, 2011 Aug 17. [Epub ahead of print]


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