Prognosi della colite ischemica non post-operatoria
I pazienti affetti da colite ischemica (Ic) non post-operatoria con disfunzione renale sono caratterizzati da differenti profili clinici, ma il sesso maschile e la presenza di disfunzione renale aumentano il rischio di esiti avversi; sebbene la malattia sia spesso autolimitante, ? opportuno in questi casi prestare una particolare attenzione al paziente e adottare una terapia aggressiva. Queste informazioni sui fattori predittivi degli outcome sfavorevoli di Ic? non post-operatoria scaturiscono da un’analisi retrospettiva condotta da Tsung-Chun Lee, dell’Universit? nazionale di Taiwan a Taipei, e collaboratori, su 28 uomini e 52 donne (et? media: 66 anni) con diagnosi di Ic comprovata mediante biopsia, in assenza di pregressa chirurgia. Nove pazienti con valori di velocit? di filtrazione glomerulare inferiore a 30 mL al minuto per 1,73 m2, di cui sette in dialisi, sono stati classificati come affetti da disfunzione renale (gruppo disfunzione renale). Come outcome avversi sono stati considerati la necessit? di fare ricorso alla chirurgia e il decesso. In primo luogo sono emerse alcune differenze tra i pazienti con e senza disfunzione renale. Nei soggetti con deterioramento della funzione renale si sono infatti riscontrati pi? spesso diabete mellito (56% vs 16%) e prolungamento dei sintomi (6,8 vs 3,5 giorni), mentre i livelli di emoglobina sono risultati pi? bassi (11,1 vs 13,4 g/dL) e si ? notato un pi? frequente coinvolgimento del colon destro (56% vs 19%). In questi pazienti, inoltre, il ricovero in ospedale ? apparso in mediana pi? lungo rispetto ai casi senza disfunzione renale (15 vs 4 giorni). Tra i due gruppi, per?, non ? stata evidenziata una differenza significativa degli outcome avversi. Tuttavia, l’analisi univariata ha segnalato alcuni fattori predittivi di esito negativo, tra cui la disfunzione renale e il sesso. L’analisi multivariata ha infine confermato che il sesso maschile e la disfunzione renale comportano un rischio rispettivamente 9,5 volte e 8,5 volte maggiore di sviluppare esiti sfavorevoli.
Journal of Clinical Gastroenterology, 2010; 44:e96-e100
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